giovedì 28 aprile 2016

The Glow, Velasca, glow!


Il Fuorialone del Mobile di Milano è da sempre occasione per scoprire angoli nascosti della città, che durante le normali giornate non sono visitabili se non a pochi eletti. In questo caso è invece uno degli edifici simboli di Milano che viene (ri)scoperto grazie all'installazione The Glow, Velasca, Glow! realizzata durante la design week di due settimane fa. 
Ingo Maurer, il lighting designer tedesco, ha completamente avvolto di luci rosse la Torre Velasca per l'installazione legata al marchio di automobili Audi.
L'idea era quella di "dipingere" totalmente il grattacielo realizzato da BBPR, come se il colore fosse proprio del materiale, ma esaltandolo nei toni  e nella luminosità. 
L'effetto finale è stato magnifico, come potete vedere dalla immagini, la Torre, che già possiede un suo fascino del tutto particolare, è apparsa ancor più magnetica.
Il colore rosso così totalizzante ha fatto svettare, ancora di più, la Torre Velasca su Milano, riconoscendoli il suo naturale ruolo di landmark.

giovedì 21 aprile 2016

Le ombre di Sant Esteve


Da una chiesa ad un'altra, da un'installazione alla successiva.
Sembra questo il percorso intrapreso da questo blog ultimamente, ma la commistione tra arte ed architettura è sempre stato un tema a me molto caro, fin dai tempi dell'università.
In questo caso siamo in Spagna, in Catalogna per la precisione nella città di Olot; qui ogni anno in novembre si tiene il festival Lluèrnia, tutto incentrato su installazioni luminose che adornano le vie e le piazze della regione.
Lo studio Anna & Eugeni Bach ha realizzato l'opera che vedete nelle fotografie, sulla facciata della chiesa di Sant Esteve, nella Plaza del Rector Ferrer; l'edificio si trova nel punto più alto della piazza, accentuato ulteriormente dalla scalinata centrale che conduce all'ingresso.
L'addizione realizzata dai due architetti vuole trasformare lo spazio della piazza in un teatro, dove l'opera rappresenta il palco e la chiesa il centro della scena.
L'installazione dialoga con la luce in maniera diversa a secondo del momento della giornata; di giorno diventa un pergolato che filtra la luce nello spazio antistante la chiesa, in maniera controllata e mutevole. La notte l'illuminazione al suo interno proietta le ombre sulla facciata e tutta l'opera diventa un punto di attrazione per le persone che camminano sulla piazza.
Un concept preciso, materiali semplici e a basso costo, ma il risultato finale è molto interessante, ad ulteriore dimostrazione di come non servano budget alti per ottimi progetti.

mercoledì 6 aprile 2016

Una basilica di metallo e luce


Partiamo dai numeri che sono sempre quelli che fanno maggior rumore in un progetto ambizioso come questo: 500 metri quadrati di rete elettrosaldata per 7 tonnellate dei peso, 14 metri di altezza massima, 3 mesi di lavoro e 900.000 euro investiti.
Tutto questo per riportare in vita la basilica paleocristiana ormai distrutta a Siponto, in provincia di Foggia. Il progetto seguito dalla Soprintendenza Archeologia delle Puglie è stato realizzato dall'artista Edoardo Tresoldi, affiancato in quest'impresa dai tecnici dell'ente del parco archeologico.
L'idea è evidente, ricreare i volumi della vecchia basilica, accanto esiste ancora quella di epoca medievale, attraverso una struttura di rete metallica che va a definire le forme dell'edificio precedente senza farle concretizzare in volumi costruiti.
L'impatto visivo è straordinario, le strutture metalliche permettono subito di riconoscere la volumetria della basilica e di capirne la sua magnificenza, ma l'impressione che rimane è quella di incredibile leggerezza. Di giorno la luce del sole filtra tra le maglie della rete e modifica il sito costantemente attraverso un gioco di ombre in continua evoluzione; di notte l'illuminazione artificiale, radente alle strutture, sottolinea le linee dell'architettura paleocristiana.
I volumi ricreati si svuotano di massa ma si riempiono di luce, vengono attraversati dalla vista ma si concretizzano al tatto fornendo al visitatore un'esperienza unica.
Un altro merito che va dato a questo progetto è quello di essere riuscito a muovere la Soprintendenza verso una visione contemporanea del restauro, non interpretato solamente come mera conservazione del bene; l'approvazione e la realizzazione di un intervento come questo è un gesto rivoluzionario per il panorama italiano e questo lascia ben sperare per il futuro.


venerdì 1 aprile 2016

Zaha Hadid, una stella di spietata bellezza


Zaha Hadid non mi è mai piaciuta come architetto.
La sua visone del progetto è molto lontana dal mio mondo e dal mio modo di vedere l'architettura. 
Spesso ho trovato i suoi progetti, se pur ammalianti visivamente ed irresistibili per la stampa, puri esercizi di stile, dove una maestra faceva vedere al mondo quale fosse il suo valore e come fosse brava nel suo mestiere.
Detto questo non si può non considerare la Hadid una figura chiave per l'architettura contemporanea, non per i suoi edifici, ma per il suo modo di pensare che ha stravolto il pensiero architettonico dormiente degli anni '80.
Se oltre oceano Gehry si affidava alla pop-art per ridare linfa vitale al mondo dell'architettura, impoverito da anni post-modern, in Europa erano due le figure principali che intraprendevano questo percorso, Rem Koolhaas e appunto Zaha Hadid.
Il periodo a cavallo tra gli anni '80 e i '90 saranno proprio le idee di queste tre figure a far ripartire il dibattito culturale intorno al mondo dell'architettura che sembrava destinato ad una ripetizione univoca di un modello standardizzato.
L'unione della cultura araba con quella europea ha sempre dato alla Hadid un altro punto di vista rispetto ad altri architetti a lei vicini. Non è un caso che l'inizio della sua carriera sia legato soprattutto al mondo dell'insegnamento.
Prima di costruire edifici andavano costruite idee o forse per meglio dire andavano distrutte le idee vecchie. 
A differenza di Koolhaas che rimarrà molto più legato all'aspetto teorico della professione, Zaha Hadid riuscirà a dar forma (letteralmente) alle sue visioni architettoniche, anche grazie ad un salto tecnologico e tecnico che le ha permesso di liberare le sue architetture dalle regole del peso e della gravità.
Parlare oggi, il giorno dopo la sua prematura morte, delle sue opere sarebbe fin troppo facile, mi piace invece ricordare le sue idee e come queste siano servite per avere l'Architettura contemporanea.

Zaha Hadid non era un "ArchiStar", ma piuttosto una Stella di spietata bellezza. Oggi ci lascia, ma resterà con noi grazie ad una lunga traccia di luce, di idee disegnate e forme costruite.
Stefano Boeri



mercoledì 16 marzo 2016

Design d’ufficio per trasformare gli ambienti

Il tema del design legato ai luoghi di lavoro risulta essere molto delicato e non così lineare come può sembrare in un primo momento.

Negli ultimi anni abbiamo visto le sedi delle grandi aziende, che lavorano principalmente con la rete, essere diventati più delle grosse sale giochi piuttosto che degli uffici veri e propri; in questi spazi le scrivanie e gli ambienti di lavoro si fondono con spazi relax e ambienti dedicati alla socializzazione.
I colori neutri hanno lasciato spazi a fantasie pluricromatiche. Solo le aziende più istituzionali hanno mantenuto i vecchi standard di arredi e di cartelle colore.


mercoledì 9 marzo 2016

Gioielli illusionisti


La designer francese Constance Guisset ha recentemente presentato una nuova collezione di gioielli molto particolari. Questa linea composta da bracciale, collana ed orecchini si basa interamente sul magnetismo e sulle illusioni che questo crea.
La linea di gioielli, reperibile presso la galleria miniMASTERPIECE a Parigi, è piuttosto semplice nelle linee ma geniale nel suo contenuto, infatti si tratta sempre di un anello di oro, attraversato da una catenina che termina con due magneti di polarità opposta; questi si attraggono l'uno verso l'altro senza però andarsi mai ad incontrare, giocando con le leggi dell'attrazione magnetica appunto.
L'effetto visivo è molto suggestivo e l'idea sicuramente brillante.

venerdì 4 marzo 2016

Torre sul porto di Aarhus - parte seconda


Nel 2013 avevamo parlato di un concorso di progettazione per una torre di osservazione sul porto di Aarhus(qui e qui), che nel 2017 sarà capitale europea della cultura.
Dopo circa tre anni il progetto vincitore, dello studio danese Dorte Mandrup Arkitekter, è stato effettivamente realizzato. L'oggetto appare un'ibrido tra un edificio ed una scultura a grande scala; è stato realizzato in acciaio verniciato, prodotto sui cantieri navali del porto e saldato direttamente in cantiere. La struttura permette ai visitatori di salire fino ad un'altezza di 7,5 metri sopra il livello dell'acqua, dove una terrazza riesce a far godere della vista sul porto.
Le linee semplici ed i tagli puliti esaltano la geometria della torre che aggetta sull'acqua a sottolineare lo slancio della città verso il mare.

martedì 1 marzo 2016

La casa della settimana: Alps Villa


L'architetto Camillo Botticini ha realizzato una ampia villa sulle montagne nei pressi di Lumezzane, in provincia di Brescia denominata Alps Villa. La residenza si va ad integrare in maniera naturale con l'ambiente circostante e vuole rappresentare un'oasi di tranquillità per i suoi abitanti.
La villa si trova in un tratto pre-alpino caratterizzato da spazi verdi e boschi, non lontano dalla città ma comunque abbastanza isolato da far percepire il paesaggio montanaro.
Tre volumi di altezze diverse si vanno ad integrare per raggiungere una superficie interna di 360 metriquadrati. La forma a C crea un piccolo patio posto verso la montagna che regala ancora maggior privacy, mentre il versante a valle si apre alla vista ed alla luce del sole.
All'esterno i due materiali, rame e legno, si alternano tra di loro, svelando il cuore naturale dell'abitazione, ribadito dalle scelte legate alla sostenibilità dell'architettura, come ad esempio l'impianto geotermico della villa.
L'interno segue delle linee molto contemporanee, dove il colore bianco la fa da padrona; questo, unito alle ampie vetrate ed ad un arredamento minimalista crea spazi definiti e netti.
Nonostante alcune scelte non proprio originali, la dicotomia dei materiali esterni è stata tratta già tratta ed in maniera anche più efficacie. La villa è degna di nota per l'integrazione col contesto e per alcune soluzioni particolarmente pulite nei dettagli costruttivi.

giovedì 25 febbraio 2016

Posate di design


Alcuni sostengono che le posate non sono possono essere oggetti di design, perché la loro forma, nel corso degli anni, è stata affinata dalla loro funzione e quindi non si prestano ad ulteriori modifiche formali.
Gli oggetti che vi presento oggi smentiscono questo pensiero.
Il designer Andrea Ponti ha realizzato queste posate chiamate Dune flatware set. Queste vengono descritte così dello stesso designer: "In ogni pezzo le linee dritte dell'impugnatura hanno una transizione verso le parti curve che ricorda le dune di sabbia. La scatola può essere usata sia come elegante involucro per riporre le posate, sia come espositore per i negozi".
Le posate sono fatte di alluminio sia per la resistenza che per le sue caratteristiche di leggerezza. Il progetto ad oggi è ancora un concept, ma la raffinatezza dei dettagli e lo studio di ogni aspetto mi auguro porti questo set di posate ad entrare presto in produzione.

mercoledì 27 gennaio 2016

Giochi di luci a Montreal


Quando sono stato a Montreal, ricordo mi colpì lo spazio pubblico intorno al Museo d'Arte Contemporanea. Questo infatti, oltre ad essere studiato e curato in ogni dettaglio, presentava una serie di scacchiere a disposizione di ogni passante e queste, nelle calde giornate estive, erano sempre piene di persone.
Anche all'occhio di un turista come me, si capiva il carattere temporaneo di queste scacchiere, e si intuiva quindi come questo spazio cambiasse aspetto costantemente.
La riprova di questa mia sensazione l'ho avuta qualche giorno fa, trovando su internet una serie di immagini degli stessi luoghi che avevo visitato, completamente trasformati.
Nel caso specifico, quello che vedete anche voi nelle fotografie, si tratta di un'installazione realizzata per la sesta edizione del festival Luminothérapie che si tiene tra dicembre e gennaio a Montreal.
Una parte di questo festival sono appunto queste 30 altalene che producono luce e suoni quando vengono utilizzate.
L'opera è stata pensata per intrattenere bambini ed adulti che giocandoci riempiono lo spazio pubblico di luci e suoni, andando a riscaldare il freddo inverno canadese.
L'installazione è stata progettata da Lateral Office e CS Design e rimarrà attiva fino al 31 gennaio.