mercoledì 23 settembre 2015

Storia del gadget: le grandi imprese di un piccolo cult


Si può partire da una matita intagliata artigianalmente per costruire una multinazionale? 
All’apparenza no, ma unendo una buona dose di intraprendenza con un’idea brillante le cose possono cambiare. Nel 1943 il diciassettenne Ingvar Kamprad vive nella sperduta cittadina di Agunnaryd, nel sud della Svezia. Incitato dal padre, il quale preme affinché il giovane possa presto diventare indipendente, Ingvar avvia un piccolo business di matite intagliate artigianalmente, che comincia a vendere porta a porta. Gli affari vanno bene, e presto ogni abitante della zona possiede una piccola matita di legno.

Ingvar però ha aspirazioni maggiori, oltre alle matite immagina di progettare tutto quello di cui le case hanno bisogno, le vuole rendere belle, funzionali e semplici come le sue matite. Si è fatto da sé, il giovane Ingvar, così immagina un futuro in cui tutti possano costruire da soli tavoli, sedie, armadi e qualsiasi altra cosa di casa. L’idea funziona, fin da subito. Ingvar mischia le sue iniziali con il nome della fattoria in cui è cresciuto e con quello della sua città, nasce così l’IKEA.

 
Da allora, in ogni grande magazzino IKEA si possono trovare migliaia di matite in legno, un piccolo vezzo al quale Ingvar, oggi quasi novantenne, non ha mai rinunciato. In fondo, il suo è un curioso caso di Benjamin Button del business, partito da un semplicissimo gadget e arrivato, nel giro di mezzo secolo, a sviluppare uno dei brand di maggiore successo del pianeta.


I gadget negli anni del mercato globale e della rete sono diffusi ovunque, ma come nasce il gadget come lo conosciamo oggi?  Bisogna tornare al 1886 quando la Francia dona agli Stati Uniti la Statua della Libertà; la società che ha realizzato la fusione della scultura decide di realizzare un modello in scala del monumento da distribuire durante l’inaugurazione.
Non appena il progenitore dei nostri odierni gadget comincia a circolare per le strade riscuote un’immediata popolarità fra i newyorkesi, che si divertono a chiamarlo proprio con lo strano nome dei suoi inventori, la società Gaget, Gauthier & Cie. L’utilizzo del termine si espande velocemente anche sull’altra sponda dell’oceano, favorito dall’assonanza con un’altra parola proveniente dal dialetto francese, gagée, usata per identificare oggetti di piccole dimensioni.


Nella seconda metà del secolo scorso i gadget si impongono al mondo come una delle strategie di marketing di maggior successo. Nascono i collezionabili: la Coca-Cola avvia la produzione stagionale di lattine in edizioni limitate per celebrare anniversari e partnership, rivestendo in maniera geniale l’epidermide stessa del prodotto con le caratteristiche promozionali del gadget; anni più tardi, milioni di bambini trascinano milioni di genitori ad acquistare quintali di Happy Meal solo per aggiungere una nuova sorpresa alla propria collezione.


In Italia la grande diffusione avviene negli anni ’80 e ’90 e soprattutto con l’iniziativa promossa dall’IP, che in occasione dei mondiali di calcio realizza dei goffi ritratti in miniatura dei campioni della Nazionale Italiana: i Bomberini Azzurri, croce e delizia delle più accanite aste di Ebay.
Un altro esempio su questo tema è rappresentato dalle sorprese collezionabili degli Ovetti Kinder introdotte nel 1991 e diventate oggetto cult per tutti i bambini di quegli anni.

Oggi l’universo dei gadget si è allargato a dismisura e il significato stesso della parola si è esteso fino a includere qualunque tipo di accessorio, entrando di prepotenza nel mondo hi-tech. In particolare, negli ultimi anni sono sempre di più le piccole e grandi società che si affidano ad aziende specializzate nel confezionamento e imballaggio gadget innovativi e dotati di grande appeal, percorrendo così una delle migliori strade per realizzare una strategia di brand improvement collaudata e vincente.

È difficile prevedere cosa potremo aspettarci in futuro dai gadget. Di sicuro, nonostante l’avvento dell’era digitale sembri aver fagocitato qualunque tipo di oggetto nel limbo delle passioni ormai vintage, questo piccolo esercito di matite, statuette, lattine e miniature saprà conquistare nuove generazioni di consumatori che non vogliono rinunciare alla leggerezza dei ricordi.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con l’ufficio creativo di Pantapack Solution.

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