sabato 11 dicembre 2010

Intervista esclusiva a Tango e Cash


Mi trovo con Tango e Cash e Giulia Bernini, all'ora di pranzo del primo giorno di sole di questo autunno piovoso, l'occasione è questa  intervista; la prima per Lineadisezione ma la prima anche per il sodalizio artistico-artigianale tutto livornese che ha inaugurato la propria mostra nemmeno una settimana fà presso lo studio di architettura 70m2 a Livorno.
L'atmosfera è rilassata e informale, il clima tra di loro è ottimo e l'inizio ufficiale di questa nuovo progetto li rende raggianti; Valerio e Luca non si risparmiano le prese in giro reciproche e questo mantiene il clima sempre al confine tra serio e faceto, ma quando si inizia a parlare di temi a loro più cari trovano subito un tono professionale e compassato. Comincia il pranzo e anche l'intervista.
Tango e Cash chi siete?
Valerio Michelucci(Tango): io sono un falegname che da sempre coltiva velleità artistiche e s'interessa di design.
Luca Bellandi(Cash): io sono un pittore, ma questo non mi ha impedito di guardare anche al mondo dell'arredamento e del design.
Il nome da cosa deriva?
V: Il marchio è nato in maniera spontanea e naturale, la musicalità del nome ci ha fatto subito innamorare e non c'ha interessato che questo fosse legato ad un film di serie B con Sylvester Stallone e Kurt Russell. Questo marchio però è in evoluzione, con le nostre competenze e anche quelle di Giulia, può diventare anche altro e può servire per uscire dalle nostre dirette specificità.
Come vi siete conosciuti e come è iniziata la vostra collaborazione?
V: Ci conoscevamo già precedentemente, ma la nostra collaborazione è nata attraverso un tavolo che ci è stato commissionato nella primavera scorsa. Il tavoloAFRICANO è stato il nostro primo lavoro insieme e da lì è iniziato questo sodalizio, da quel tavolo nasce anche l'idea per il logo, il verde e il coccodrillo.
La fase di progettazione degli oggetti come si evolve? Dove finisce Tango e inizia Cash?
V: Nel mio lavoro personale cerco lo squilibrio, la disomogeneità, l'alternanza di essenze, la fresatura per rompere la geometria; qui mi sono posto il problema dell'eccesso e in questo primo step ho preferito presentare gli oggetti più semplici possibili per permettere a Luca di esprimersi. Se io avessi presentato un tavolo con varie essenze al suo interno lui non avrebbe avuto più possibilità d'intervento senza rendere il tutto troppo carico, troppo barocco.
Comunque i pezzi in mostra da 70m2 sono già un capitolo passato, stiamo guardando avanti, siamo in evoluzione, già gli elementi verticali pensati inizialmente per completare l'allestimento della mostra si sono dimostrati un interessante campo d'indagine.
Giulia: Il pensile dà un'altra impressione rispetto ad un tavolo, e poi sono apparsi anche più dimensionati rispetto alle case, mentre i tavoli sono oggetti che hanno una massa maggiore.
L: Inoltre un pensile o un armadio ti danno qualcosa di più alla parete, oltre all'oggetto d'arredamento è come su tu avessi un quadro appeso.






Parlavamo di dimensioni, i pezzi esposti sono oversize per gli spazi abitativi contemporanei a cosa è dovuta questa scelta?
L: Volevamo essere liberi da dei vincoli predefiniti, Tango e Cash vuole essere uno spazio nostro privato, un porto franco dove tutto è legalizzato, vogliamo essere noi a dare la regola. Gli oggetti disponibili sono questi, sono fuori misura? Chi se ne frega, andiamo a cercare chi vuole questo fuori misura.
Vi serve anche come mezzo per liberare la possibilità di espressione?
L: Si, la mia idea è quella di pensare gli oggetti in grandi show-room, in grandi negozi. Penso ai negozi di abbigliamento di un tempo, dove i capi erano presentati ai clienti sui tavoli, ecco io me li immagino lì, anche come richiamo storico a certi gesti, certe abitudini.
V: Certamente le dimensioni sono legate anche all'espressione, su oggetti più piccoli, penso ai comodini che in molti ci hanno chiesto, la gestualità di Luca sarebbe rimasta bloccata, quindi il fuori misura nasce da solo, su un 270x100 i pennelli e la fantasia possono correre.
Questi non sono solo quadri di un pittore applicati su un tavolo, qual'è il surplus?
V: Questi tavoli sono delle plance uniche, esistono tavoli oversize, ma hanno una struttura di ferro o acciaio e anche quelli in legno hanno delle fasce che vengono comunque percepite, quello che mi piace è che sono parallelepipedi unici con le zampe montate a filo. Poi come ho già detto in questa fase mi sono messo più a servizio di Luca, la mia proposta doveva essere inizialmente contenuta e avere due parole d'origine: grandi misure e superfici lisce. Negli oggetti in mostra l'ultimo foglio è di MDF per permettere un'ottima resa alla scenografia, ma già nei nuovi lavori abbiamo iniziato ad usare il rovere come essenza, lì già mi diverto di più.


Il lavoro artigianale ed artistico dietro ogni oggetto però gli allontana dalla natura seriale del design.
V: la serialità non è possibile in questo caso, non abbiamo gli strumenti per arrivare ad una cosa del genere.
Non mi sembra nemmeno ci sia questa volontà?
V: Infatti non c'è, a me piacerebbe trovare un settore di nicchia che richiede un pezzo unico per volta, che sia un armadio, un comodino, un tavolo; mi piacerebbe anche proporci per intervenire su un ambiente a tutto tondo.
Continuando a parlare dei pezzi, i titoli da cosa nascono?
L: Ho sempre siglato le mie opere, queste sigle non sono che acronimi dei titoli sempre legati a ciò che l'opera rappresenta, WP sta per windy purple, JP per japanese paint, R'n'R skin invece per la passione per il rock and roll che aleggia nel nostro mondo. Le sigle diventano decorative e sono costruite in funzione dell'oggetto.

Giulia te hai seguito il progetto fin dall'inizio in veste di grafica…
V: Dire che ha curato solo la nostra grafica è riduttivo, è la nostra musa!
G: (ride) Venni via dalla prima riunione con un gran mal di testa; poi ci ritrovammo per discutere del logo e presentare tutto il progetto, eravamo già d'accordo sulle idee base, ma il logo fu modificato. E' stato stimolante fin dall'inizio, è positivo potersi rapportare con persone competenti.
Conoscevi entrambi già prima del progetto Tango e Cash?
G: Si, ci conoscevamo già ma questo è stato il primo lavoro insieme e sono contenta della piega che ha preso; è stato stimolante e produttivo inoltre hanno prestato attenzione a tutti gli aspetti delle realizzazione, cosa che non sempre si riesce ad ottenere in tutti i lavori.
L: Ci siamo resi conto anche noi di come sia piacevole lavorare con persone con le giuste competenze; noi avevamo certe idee in mente e Giulia aveva una proposta precisa e siamo riusciti a far coesistere tutto in maniera passionale. Siamo riusciti a creare un team e questo è comunque un risultato, oltre a quello degli oggetti.


La galleria fotografica sul sito e nelle brochure è di grande impatto visivo, hai curato anche te quella parte?
G: Tutte le foto sono state scattate in un capannone dismesso al Picchianti (zona industriale di Livorno), dove insieme al fotografo Paolo Ciriello abbiamo allestito un vero set per creare l'ambientazione dei pezzi, Luca aveva preparato uno storyboard e tutto è stato impostato con un taglio cinematografico, infatti Paolo veniva da un lavoro nel cinema e tutta la campagna fotografica ha seguito questo tema; così facendo abbiamo ottenuto anche una serie di fotografie di backstage che sono apparse altrettanto interessanti.
La mostra da 70m2 a Livorno dura fino al 18 Dicembre, altri eventi all'orizzonte?
L. Domenica saremo a Roma dove partecipiamo ad una mostra collettiva presso la Galleria Il Sole. La mostra propone una serie di opere di vari artisti sul tema del gioco, con lo scopo di far diventare l'arte parte del gioco e permettere alle persone di interagire con questa; noi, come Tango e Cash, proporremo un tavolo con sopra raffigurata la pista di Indianapolis, abbiamo creato questa pista per poterci realmente giocare, per questo insieme al tavolo abbiamo realizzato le pedine, ovvero dei tappi resinati corrispondenti a personaggi famosi (Elvis Presley, David Letterman, ecc…).
Per il futuro sono fiducioso nelle prospettive delle gallerie d'arte, perché queste oggi sono soggette a una forte contaminazione tra arte, design e architettura, mi piacerebbe riuscire ad alternare gallerie a show-room; anche perché il marchio sta prendendo una piega spiccatamente artistica, non solo grafica ma anche testuale, stiamo pensando a un libro per il 2011.
C'è già qualcosa di concreto a riguardo?
L. Ancora no, ma abbiamo iniziato a parlarne e soprattutto c'è la volontà di farlo.
V. Riprendo il discorso di prima , siamo un marchio a 360°, vogliamo fare di tutto, infradito, racchettoni, carta millimetrata, mangimi per cani! (ridono tutti)
Grazie per il pranzo e l'intervista, in bocca al lupo per tutto il progetto Tango e Cash!

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